TEATRO DEI VELENI
SP362 Lecce- Galatina 3° Km
rassegna
'TEATRO INDIPENDENTE'
dal 25 agosto al 3 settembre
ingresso gratuito
25 agosto 2010 ore 21.00
3 settembre 2010 ore 21.00
'Non vedo con i tuoi occhi' secondo studio, produzione del Teatro dei Veleni
regia di Alessandra Cocciolo Minuz
di e con Alessandra Cocciolo Minuz e Rossana Colonna
In scena, due figure animano, in un gioco di metafore, il dramma della privazione. L’una è ancorata al rigido conservatorismo, l’altra è spinta dalla vitalità del rinnovamento. Entrambe sono consapevoli delle gabbie che costringono l’uomo, offeso ed umiliato nella sua corporeità da secoli di etiche castranti e snaturalizzanti.
Voci sommesse, strida ridenti raccontano gli istinti soggiogati dal monoteismo.
Nessun personaggio ma uomini e donne pensanti, consapevoli del proprio tempo, del perduto e del possibile.
Immagini, simboli, riflessioni a gran voce raccontano il ballo dei poteri e dei doveri, dei sogni e delle paure, delle angosce e delle speranze.
Gli uomini di questo tempo spesso confondono la spiritualità con la religiosità, come se l’intimo rapporto con se stessi e il trascendente fosse appannaggio esclusivo di chi si reputa unico custode di gioie e grazie divine.
Un’insoddisfazione sociale, anima-le trova voce nella creazione artistica, denunciando la passività emotiva, propositiva, istintiva: siamo divenuti contenitori vuoti da riempire e non contenuti da scoprire!
Quest’epoca fortemente spersonalizzante ed omologante urla il bisogno di sincerità e conforto nella diversità, e chi se non il teatrante, può lasciarsi cadere la maschera e sollvare lo sguardo?
In nome e per nome della vita, in nome e per nome del teatro.
SPETTACOLO PER 40 SPETTATORI
INGRESSO LIBERO SU PRENOTAZIONE
info e prenotazioni: 0832658919 3476742464 - 3477036977
teatrodeiveleni@libero.it
27 agosto 2010 ore 21.00
'Antekaòs: alle origini della scena' primo studio, produzione del Teatro dei Veleni
regia di Alessandra Cocciolo Minuz
testi di Alessandra Cocciolo Minuz e Giovanni Pascali
con gli allievi del laboratorio teatrale del Teatro dei Veleni : Casilli Silvia, Dell'Anna Caterina, De Blasi Irene, De Giorgi Sara, Cazzato Francesca, Chiarelli Valentina, Gigante Irene, Graziuso Maria Elena, Martina Totaro, Marzo Rossella.
Il Teatro è Rituale. Manifestazione sublime di passioni. Celebrazione collettiva dell’Uomo, del Reale e dell’Immaginario. Da qui si parte. E qui si ritorna. Il testo diviene Pre-testo per esorcizzare paure e rinsaldare comunità smarrite o distratte. Nessuna finzione. Nessuna maschera. Il teatro è il luogo delle verità e le verità non necessitano di artifici. Sono lì, accessibili alla Parola e all’ Ascolto. Antekaòs: alle origini della scena racconta la dimensione rituale del teatro, quella cara a Dioniso e rifugge dal racconto, tanto caro a Euripide. In scena apparenti attori e apparenti spettatori,vengono coinvolti, gli uni e gli altri, in un viaggio alla scoperta della comunità.
Se questo è il tempo della Parola e della fredda ragione, Antekaòs: alle origini della scena si propone come alternativa per ri-scoprire il Corpo e l’Emozione.
30 agosto 2010 ore 21.00
'Antigone' da Sofocle
drammaturgia e regia di Alessandra Cocciolo Minuz
con gli allievi del laboratorio teatrale Liceo 'Colonna' di Galatina.
L'intento di questo allestimento è portare in scena la ritualità della tragedia greca, non limitandosi al racconto del 'fatto' , ma dinamizzando l'evento utilizzando i codici originali dell' epoca. La struttura della tragedia greca risulta abbastanza complessa, soprattutto agli occhi di uno spettatore contemporaneo abituato a codici comunicativi più diretti e di più semplice lettura.
Quest'allestimento ha analizzato a fondo le dinamiche della tragedia antica, approfondendo in maniera meticolosa, i ritmi, la metrica, l'accompagnamento musicale, i costumi, le maschere, i caratteri,...
Il coro declama in greco antico, rispettando la metrica originale ed esegue coreografie fedeli alle cronache dell'epoca, indossa maschere ed è accompagnato da basi musicali, riproduzioni eseguite con strumenti musicali in uso in quel periodo.
Il Classico che continua a 'dire' ed 'educare', sempre attuale, mai scontato o banale, carico di un'energia arcaica e rituale che testimonia quanto l'uomo abbia decantato, in versi e parole, l'Ideale e il Perfettibile.
Peccato constare che gli assetti sociali contemporanei poco si discostino da quelli che ispirarono Sofocle e gli altri drammaturghi antichi. Antigone, irremovibile nelle scelte, diviene portavoce di quell'immobilità sociale che si è conservata quasi intatta nel corso del tempo: una staticità di genere tuttora presente nella nostra quotidianità. Creonte, voce del Potere sordo e arrogante, distante dal popolo e dalla sua identità. Figura simbolo di una tirannide improntata sull'Io e non sull'idea di comunità e di socialità.
L'immobilità scenica caratterizzerà i vari personaggi ( Antigone, Creonte, Emone, Tiresia, Euridice,..) perché testimoni di una stasi sociale persistente, di una condotta umana incapace di rieducarsi al Bene e al Giusto, e si contrapporranno alla dinamicità del coro, unico elemento proiettato al futuro.
Tale scelta registica nasce dalla volontà di accompagnare il pubblico in una riflessione profonda sulla natura dell'Uomo, attualizzando i ritmi e i bisogni di donne e uomini, cronologicamente a noi lontanissimi, ma riconoscibili come interpreti eccellenti delle attitudini umane proprie di chi, con il suo agire, nel tempo e nello spazio, ha contribuito ad allontanare l’uomo da quell’Umanità che l’avrebbe reso libero ed autentico.
2 settembre 2010 ore 21.00
'Prometeo in blues' , produzione Groucho Teatro - Roma
ideazione e attuazione: Raffaele Schiettino
drammaturgia e testo: Mara Calcagni
Durante la dittatura dei colonnelli in Grecia, Alexander viene fatto prigioniero. Nei sui ultimi 5 minuti prima dell'esecuzione ci racconta di Prometeo, colui che ha donato il fuoco agli uomini. Nei suoi deliri, Alexander finisce per identificarsi con il personaggio mitico, parlando la sua stessa lingua, il greco antico. Racconta del mito in prima persona, in parallelo con la sua esperienza di resistenza, nello sfondo di musiche antiche e recenti che richiamano il senso profondo di un Blues delle origini.Lo spettacolo è influenzato dall'allenamento con i princìpi di danza degli Orixà, danza afro-brasiliana di origine rituale, focalizzando la ricerca sui princìpi di Antropolgia Teatrale. I princìpi di energia della danza degli Orixà aiutano l'attore a passare da un personaggio all'altro, cioè da una qualità d'energia all'altra.
Ad oggi lo spettacolo è stato presentato in Italia, Brasile, Bolivia, Perù, Argentina.